L’Europa è indifesa e troppo timida

Giovanni Sartori sul Corriere della Sera di ieri ha sollevato il problema della debolezza dell’Europa dell’unione monetaria, paragonandola a un “animale senza difese”. Anche se l’esempio principale che Sartori porta può non essere del tutto convincente, il tema merita di essere sviluppato, perché il problema è reale e grave. Sartori dice che l’Europa è inerme, come se fosse votata per sua stessa decisione al suicido.
9 AGO 20
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Giovanni Sartori sul Corriere della Sera di ieri ha sollevato il problema della debolezza dell’Europa dell’unione monetaria, paragonandola a un “animale senza difese”. Anche se l’esempio principale che Sartori porta può non essere del tutto convincente, il tema merita di essere sviluppato, perché il problema è reale e grave. Sartori dice che l’Europa è inerme, come se fosse votata per sua stessa decisione al suicido. E considera il caso dell’alluminio sardo e del Sulcis. Osserva che l’Alcoa se ne è andata perché la nostra energia elettrica è più cara, ma il suo prezzo non può essere abbassato, a causa del divieto dell’autorità europea sulla concorrenza. Ed argomenta che servirebbe una deroga a ciò al fine di difendere l’occupazione. Più in generale occorre dunque che lo stato crei direttamente occupazione, dato che l’economia di mercato in Italia è ostacolata da una pesante burocrazia, da tutele sindacali eccesive, da disfunzioni fiscali non facilmente rimediabili. Si potrebbe osservare che in Sardegna ci vorrebbe una politica di sviluppo più efficace, utilizzando i fondi regionali europei, e che sia le tutele sindacali corporative sia le oppressioni fiscali, vanno affrontate da riforme, che l’Europa non ci vieta, semmai ci suggerisce. Sartori comunque ha centrato il cuore del problema, che consiste nel fatto che l’Europa dell’euro si è data molte regole, che riguardano l’economia di mercato, il rigore fiscale, l’ortodossia monetaria legandosi così mani e piedi, mentre le altre grandi economie, dagli Stati Uniti al Regno Unito, ai paesi asiatici emergenti non fanno altrettanto.
Da noi sono vietati i sussidi di stato, perciò le multinazionali emigrano dove invece ci sono. Noi, di contro, mettiamo la Tobin tax e gli scambi finanziari vanno dove questa tassa non c’è. Inoltre l’Europa applica gli accordi internazionali di Kyoto sull’ambiente. Gli altri, invece, spesso non lo fanno. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, vieta alla Banca centrale europea di comprare titoli pubblici a breve per abbassare gli spread eccessivamente elevati dei bond dei paesi più deboli a confronto con i titoli di stato tedeschi, argomentando che ciò viola il divieto di finanziare i governi. Ma la Fed, la Banca centrale inglese e quella nipponica lo fanno senza limiti. L’animale Europa, osservante di regole, non si difende dunque dai colpi bassi degli altri. Che fare? Vale la pena di parlarne.